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Bye bye Panocia!

Bye Bye Panocia!
Stamattina, il compare mi invia una foto fatta scendendo dall'Agordina, all'altezza dell'imbocco della galleria del ponte dei Castei. "Guarda che frana, deve essere recente, che non la avevo mai vista.." mi scrive. La foto mi ricordava qualcosa, ma non ricordavo cosa. "Dove la hai scattata?" ,chiesi. "Al Pont dei Castei".


Appena avuta la risposta, rimasi di stucco, e mi intristii. "Povera Panocia..." pensai. E gli feci anche un breve epitaffio su fb in sua memoria. Poi, alcuni messaggi privati del tipo "Ma Panocia chi?" o "Panocia me classe?"mi spinsero a chiarire l'identità di questa, chiamiamola, entità.
Perché la Panocia non era una persona in carne ed ossa, né un animale da compagnia, ma un obelisco di dolomia di un centinaio di metri sul gruppo dei Monti del Sole. Se il nome, di suo, faceva sorridere, la Panocia (pannocchia in dialetto), vista da vicino, di sorridere ne faceva un po' meno. La forma infatti era, appena la visuale consentiva di distinguerne le forme dal circo roccioso alle sue spalle, veramente ardita. Il lato in direzione del Cordevole era un parallelepipedo quasi perfetto, stretto ed alto penso sui centoventi metri. Lateralmente da questa invece, le due pareti che vi partivano digradavano in poco tempo a monte, fino ad una forcelletta, unendosi sopra questa in una sottile cresta. Il tutto ovviamente pennellato di erba e vegetazione varia. Qualità della roccia mediamente da friabile a peggio con qualche enclave di roccia buona.
Conobbi la Panocia nella guida di Veniero Dal Mas dei Monti del Sole, dove vi si raccontava la sua piccola storia alpinistica. I primi a salirla, e a battezzarla, furono, dalla forcelletta anzidetta, Arvedo Decima e Benvenuto Pellicciari il 25 agosto del 1942. Una quarantina di metri di terzo, terzo più. Seguirono, nel 1968 una via di Enrico Foggiato, Luciano Morandini e Domenico Sommavilla di non chiara individuazione, mentre nel 76, una via di Giorgio Fontanive e Renato Pietrogiovanna sempre sulla parete ovest con uno sviluppo di centoventi metri e difficoltà fino al quinto più. Una via particolare, poiché ad un tratto si infilava in un profondo e stretto camino per attraversarlo in quota per poi sbucare dal versante opposto e risalire alla vetta. Le cordate del '68 e del '76, non sapendo di essere state precedute da altre cordate, ribattezzarono a sua volta la Panocia in "Pindol" e "Campanile dei Baranci". Ovviamente non essendo Sioux, la Panocia non cambiò in queste occasioni il nome di battesimo.
Quando ero falegname lavoravo per Giorgio, anche lui con la passione per la montagna e l'alpinismo. Così una volta, rientrando dall'Agordino gli feci la proposta. "Giorgio, se una volta, adesso che è luglio, finiamo presto di lavorare, ti va se proviamo a salire in cima a quel monolite là..?"
Giorgio non vide subito il pinnacolo (era civettuolo nel farsi vedere, così mimetizzato nell'ambiente), ma appena lo vide accettò entusiasta. Una settimana dopo, nel tardo pomeriggio salimmo un macereto calzando ancora le scarpe antinfortunistiche. Arrivammo alla forcelletta da dove partiva la via normale, dove ci legammo, e da dove , con due brevi tiri, raggiungemmo la piccola vetta.
Chissà ora dove sarà quel pezzo di vetta. Magari giù nel Cordevole, a mostrare una faccia piatta e biancastra. Me ne dispiace, veramente. A qualcuno verrà da ridere: non è mica il pilastro del Dru, il diedro Livanos od il traverso della Tissi alla Venezia...! Ricordo però quando ogni tanto, qualche brandello di nube si infilava alle sue spalle. Allora la Panocia , schiva e un po' burbera come tutte le sorelle maggiori che la attorniavano, si palesava con le sue forme slanciate ed attraenti. Allora qualche fortunato ne poteva per un attimo goderne la vista, per poi essere immediatamente inghiottito dalla galleria dei Castei con le sue luci a distanza regolare. E penso a quella volta che Marin Sanudo percorreva, durante il suo "Itinerario per la Terraferma Veneziana" , la allora (parole sue) terribile gola della Tagliata di San Martino. Una strada che non era quasi neanche sentiero, a picco su un torrente impetuoso. Appena prima una cascata vertiginosa sulla destra, (di cui oggigiorno ne resta lo "scheletro" fossile in seguito alla costruzione della galleria, la cascata della "Pissa"), poi i ruderi di un castello, poi una stretta gola. Il suo animo così turbato sarà stato aiutato anche dalla vista di un arcigno rostro roccioso incombente sulla sinistra? Chissà. Poco importa. La Panocia non esiste più, così come non esiste più la cascata della Pissa. Bye Bye Panocia, felice di averti conosciuto.

18-02-2022 
Paolo

 

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